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Qualche altro cenno sulla mia vita ...

... dopo aver coseguito la maturità, il 3 novembre del 1961 son partito per il servizio militare per Cuneo (come il grande Totò) dove ho fatto il C.A.R. (Centro Addestramento Reclute). Il militare l'ho fatto in tuta in quanto facevo parte delle squadre di pallavolo sia del C.A.R. che del Reggimento di stanza a Udine.
È stato il mio periodo più bello perché ho potuto avverare il sogno della mia vita: fare sport a tempo pieno senza l'assillo di altri doveri.
Mi son congedato il 21 marzo del 1963 e il 2 settembre dello stesso anno sono entrato come Agente di Vendita in una grande Azienda Multinazionale.
La gioia di aver trovato subito un lavoro molto importante ha lenito il dispiacere di dover dire addio al Calcio.
Come quasi tutti i calciatori catanesi, sono nato portiere nell'Oratorio dei Salesiani di via Teatro Greco dove ho fatto i primi tuffi sulle durissime mattonelle di quel "cortile". A giugno del 1955 sono stato acquistato dal Club Calcio Catania difendendo la porta dei Rossazzuri dalla categoria Allievi fino alla De Martino (campionato Riserve).
Dal 30 giugno 1997 sono in pensione e dal 1982 ad oggi svolgo l'attività di allenatore dei portieri.
Modi di dire e loro origine.

Quando un Catanese fa finta di non sentire perché l'argomento non gli conviene, l'altro interlocutore gli dice "sùffuru". A seguire Vi spiego il perché. Ai primi del '900 un cittadino di S. Agata Li Battiati arriva in treno a Catania. Allora non c'erano né autobus né taxi e quindi il poverino s'incammina, con le due valigie in mano, verso il suo paese. Senonché, passando dalle raffinerie di zolfo (dove oggi ci sono "Le Ciminiere") vede un suo compaesano che sta caricando il suo  "carramatto" (carretto lungo e stretto, senza sponde, usato per il trasporto merci); gli si avvicina e gli dice: "'mpari mu rati 'mpassaggiu ppe Vattiati?" e quello di rimando: "'mpari ju vu rassi, ma s'acchianati vui 'u cavaddu non cià fa e allura aju a lassari 'nterra cincu o sei blocchi e accussì u viaggiu mu pavunu cchiù picca", "'mpari! Si è ppi chistu non ci sunu problema picchì a differenza va rugnu ju".
Fatto l'accordo, si avviano alla volta del paese. Arrivati alla fine della Via Del Bosco, dopo lo slargo, inizia la ripida salita che porta al paese e il cavallo si ferma perché non ce la fa. Allora il carrettiere scende e cerca di spingere, ma il carro non si muove. Si rivolge al passeggero e gli grida: "'mpari ratimi na manu". E quello serafico gli risponde: "Sùffuru" - Cioè io son salito al posto dei blocchi di zolfo e quindi sono zolfo e non una persona che può dare un aiuto.